Ugo Mulas (1928-1973)

"Vediamo sempre più con gli occhi degli altri."   Ugo Mulas

Ugo Mulas è stato un fotografo italiano. Dal 1948 si stabilisce a Milano per studiare alla Facoltà di Giurisprudenza, dove termina gli studi decidendo però di non laurearsi. Comincia ben presto a frequentare l'ambiente dell'Accademia di Brera dove entra in contatto con gli artisti e gli intellettuali che si trovano al Bar Jamaica. Affascinato dal mondo dell'arte, Mulas comincia con la fotografia quasi per caso quando qualcuno gli mette in mano una macchina fotografica indicandogli la velocità dell'otturatore per scattare al sole e all'ombra.

Egli comprende presto che essere fotografo vuol dire fornire una testimonianza critica della società nella quale egli vive, la società del dopoguerra. E' proprio questa sensibilità che guida le ricerche di Mulas tra il 1953 3 il 1954 con i primi soggetti: le periferie milanesi, la Stazione Centrale e gli amici del Bar Jamaica. Sono soggetti banali, che suggeriscano una presenza reale. Lui scatta rigorosamente in bianco e nero, che preferiva al colore perché permette di stabilire un rapporto "più ideologico, più mentale" e meno realistico.

 

Dall'amicizia nata al Bar Jamaica con Petrino Bianchi nasceranno presto le collaborazioni stabili con le testate "Settimo Giorno" e "Illustrazione Italiana".

Il fotografo in questi anni si guadagna da vivere realizzando fotografie per la pubblicità e per la moda. Importante è la sua collaborazione con la rivista "Novità" e la sua collaborazione con la stilista Mila Schön.

Nel 1958 al Jamaica Mulas conosce Antonia Buongiorno, che diventerà presto non solo sua moglie ma anche compagna del mestiere, affiancandolo nella gestione di uno studio fotografico professionale. Tra il 1956 e il 1957 Ugo Mulas collabora con la "Rivista Pirelli" e con la rivista "Domus" per quale realizza dei meravigliosi servizi di architettura.

Sono questi gli anni nei quali collabora anche con Strehler, grazie al quale pubblicherà le fotocronache "L'opera da tre soldi" (1961) e "Schweyck nella seconda guerra mondiale" (1962). Mulas matura in questo periodo il progetto di un reportage dedicato alla scena artistica italiana e internazionale.

La prima occasione si realizza nella mostra "Sculture nella città", che nell'estate del 1962 richiama 53 artisti italiani e non, nella città di Spoleto nell'ambito del Festival dei Due Mondi. In questa occasione Mulas conosce molti artisti, tra i quali Pietro Consagra, Alexander Calder e David Smith. 

Con quest'ultimo Mulas realizzerà il suo primo libro sulla scultura (1964), dove avrà modo di raccontare il lavoro dell'artista americano nella fabbrica di Voltri. Anche dall'incontro con Calder nascerà un libro (1971) curato dallo stesso Mulas, risultato della frequente presenza del fotografo nelle due case dell'artista americano sia a Saché in Francia che a Roxbury in America.

L'estate del 1964 è significativo per Mulas. Alla Biennale di Venezia viene presentata la Pop Art al pubblico europeo, inoltre il fotografo ottiene la collaborazione del critico Alan Solomon e l'appoggio del mercante d'arte Leo Castelli, i quali introducono Mulas nel panorama artistico americano durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti.

Qui ha modo di documentare importanti pittori al lavoro, tra i quali Frank Stella, Lichtenstein, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, e di ritrarre importanti presenze come Marcel Duchamp, Andy Warhol e John Cage. La collaborazione con gli americani continuerà poi nel 1965 e successivamente nel 1967, anno nel quale Mulas presenta la sua analisi del lavoro degli artisti pubblicando il volume "New York: arte e persone".