Alexander Calder (1898-1976)

Alexander Calder con una sua scultura,  foto di Ugo Mulas 1963

Alexander Calder è famoso per l'invenzione di grandi sculture di arte cinetica chiamate mobile. Oltre alle opere di scultura, mobile e stabile, si dedica anche alla pittura, alle litografie e alla progettazione di giocattoli, arazzi e tappeti e gioielli. 

Calder è figlio di artisti. Il padre era scultore e la madre pittrice. Trascorre l'intera infanzia spostandosi con la famiglia nell'intero territorio degli stati Uniti perché il padre Alexander Stirling Calder riceveva commissinoni dalle istituzioni pubbliche. I genitori lo incoraggiavano alla creatività, e fin dagli otto anni Alexander poteva sempre disporre di uno studio tutto per sé, dovunque la famiglia abitava. A Natale del 1909 regala ai genitori due dei suoi primi lavori: un cagnolino e un'anatra ottenuti ritagliando e modellando una lastra di ottone; l'anatra è una scultura cinetica, con un colpetto oscilla avanti e indietro. Aveva undici anni appena, ma la sua disinvoltura nella manipolazione dei materiali era evidente. Pur essendo così dotato, il giovane non intraprende subito la carriera artistica. Dopo il liceo si iscrive allo Stevens Institute of Technology, un istituto universitario specializzato nelle materie scientifiche e tecniche, laureandosi in ingegneria nel 1919, e poi, per parecchi anni, svolge le mansioni più varie: ingegnere idraulico e nell'industria automobilistica, supervisore dei tempi di lavoro in un cantiere per l'abbattimento degli alberi e la lavorazione del legname, fuochista nel locale caldaie di una nave. Trovandosi appunto in navigazione da New York a san Francisco, una volta che era rimasto a dormire in coperta, al risveglio poteva vedere, alle estremità opposte dell'orizzonte (la nave era al largo della costa guatemalteca), una splendida alba e una luminosa luna piena. Calder rimane profondamente colpito da quest'esperienza, che avrebbe continuato a rievocare per tutta la vita. La decisione di diventare un artista segue di lì a poco, e nel 1923 calder si trasferisce a New York, iscrivendosi alla Art Students League, una scuola d'arte impostata in modo non convenzionale.

Inoltre la "National Police Gazette " lo assume come disegnatore, e nel 1925 gli affida l'incarico di seguire per due settimane i circhi Ringling Brothers e Barnum & Bailey, illustrandone le esibizioni in una serie di schizzi.

Così lo scultore non ha più abbandonato l'interesse per il circo; dopo essersi trasferito a parigi nel 1926 crea il "Cirque Calder", un'opera complessa e irripetibile realizzata come un assemblaggio di minuscoli artisti, animali, attrezzi di scena simili a quelli usati dai Ringling Brothers, fatti con filo metallico, cuoio, stoffa, materiali di ricupero vari. Calder lo aveva progettato in modo che si potesse manovralo a mano, ogni pezzo era di dimensioni abbastanza ridotte da trovare posto in un grande baule, che l'artista portava con sé, riuscendo così ad allestire uno spettavolo ovunque si trovasse. Il primo ebbe luogo a Parigi di fronte a un pubblico di amici e colleghi e fu seguito da una serie di rappresentazioni, a Parigi come a New York, che aveva grande successo. le esibizioni del Cirque Calder duravano spesso un paio d'ore ed erano piuttosto elaborate; si può dire che abbiano anticipato di quarant'anni la nascita della performance.

L'artista scopre che per il suo circo gli piaceva lavorare con il fil di ferro, e ben presto comincia a ricavare da questo materiale sculture in cui ritraeva gli amici e i personaggi di spicco del tempo. Nel 1928, quando la fama delle sue facoltà inventive aveva cominciato a diffondersi, la Weyhe Gallery di New York lo presenta con una prima mostra personale, seguita ben presto da altre esposizioni, ancora a New York e poi a Parigi e a Berlino.

Di conseguenza Calder trascorreva molto tempo in viaggio sui transatlantici tra Europa e America, e proprio durante una di queste traversate conosce Louisa James, (lo scrittore henry James era il suo prozio) con la quale i sposa nel gennaio 1931. Nello stesso periodo lo scultore stringeva amicizia con molti artisti e intellettuali divenuti famosi all'inizio del Novecento: Joan Mirò, Fernand Léger, James Johnson Sweeney e Marcel Duchamp.

Nell'ottobre 1930, visitando lo studio parigino di Piet Mondrian, Calder rimane profondamente colpito da una parete tutta cosparsa di rettangoli di cartone colorato, che il pittore spostva di continuo per i suoi esperimenti compositivi. Come raccontava l'artista negli anni seguenti, l'episodio lo aveva "scioccato", orientandolo definitivamente verso l'astrattismo totale. Nelle tre settimane dopo essere stato nello studio di Mondrian si dedica a realizzare in esclusiva dipinti astratti, ma questo serviva solo a farlo capire che in effetti le sue preferenze andavano alla scultura. Poco dopo fu invitato a far parte di Abstraction-Création, un autorevole gruppo di artisti (fra i quali Arp, Mondrian, Hélion) dei quali era diventato amico.

L'autunno del 1931 segna una svolta importante nel suo percorso creativo: Calder realizza la sua prima vera scultura cinetica, dando vita a un genere artistico del tutto nuovo. Per il primo oggetto di questo tipo, reso mobile da un sistema di manovelle e motori, Marcel Duchamp trova il termine "mobile", una parola francese comparabile all'italiano "movente", che contiene un'allusione al moto ma anche alla motivazione.

Poco dopo lo scultore avrebbe rinunciato agli aspetti meccanici di questi lavori, rendendosi conto di poter realizzare mobiles capaci di oscillare da sé grazie alle correnti d'aria. Per distinguere dalle altre le opere non cinetiche di Calder, gli oggetti fissi, Jean arp li battezza "stabiles".

Nel 1933 i Calder lasciarono la Francia per rientrare negli Stati Uniti, dove acquistarono una vecchia casa colonica a Roxbury, nel Connecticut, alla quale era annesso un locale un tempo usato come ghiacciaia: questo, ristrutturato, divenne lo studio dell'artista. nel 1935 nasce la loro primogenita, Sandra, e nel 1939 Mary, la seconda figlia.

Nel 1934, inoltre, lo scultore aveva cominciato a collaborare con la Pierre Matisse Gallery di New York con una prima esposizione; fu James Johnson Sweeney, che era ormai intimo amico di Calder, a scrivere la presentazione del catalogo. Nel corso degli anni Trenta l'artista disegna anche scenografie per i balletti di Martha Graham e di Eric Satie, continuando a presentare spettacoli del Cirque Calder.

 

Circo di Alexander Calder, foto di Ugo Mulas 1963-1964

Nello stesso decennio Calder comincia anche a cimentarsi nelle sculture per esterni, di grandi dimensioni. Questi lavori, che precedono le imponenti sculture successive destinate agli spazi pubblici, erano molto più piccoli e più delicati: i primi, realizzati per il suo giardino, si piegavano sotto un vento forte, e tuttavia indicano come l'artista ha cominciato presto a pensare alle opere di grandi proporzioni. Al 1937 risale il suo primo stabile di grandi dimensioni, imbullonato, realizzato per intero con lastre metalliche, al quale da il titolo di Devil Fish. L'opera fu presentata dalla Pierre Matisse Gallery nella mostra Stabiles and Mobiles, in cui era esposta anche Big Bird, un'altra grande scultura eseguita partendo da un modellino più piccolo. Poco dopo Calder riceve l'incarico di eseguire la Mercury fountain per il padiglione della Spagna alla Fiera mondiale di Parigi (un'opera che simboleggiava la resistenza opposta al fascismo dai repubblicani spagnoli) e Lobster Trap end fish Tail, un mobile di notevoli dimensioni collocato nel vano della scalinata principale del Museum of Modern Art a New York. Quando gli Stati Uniti entravano in guerra, la seconda guerra mondiale, Calder voleva  arruolarsi nel corpo dei Marines ma la sua domanda fu respinta.

Prosegue quindi nell'attività di artista: perché negli anni del conflitto c'era penuria di materiali metallici, comincia a servirsi sempre più spesso del legno, arrivando a realizzare un ulteriore genere di originali sculture, che Sweeney e Duchamp definivano "costellazioni". Erano opere in cui gli elementi di legno scolpito erano ancorati con filo di ferro, e il loro nome era suggerito dal fatto che sembravano richiamarsi alla struttura del cosmo, benché, secondo le intenzioni dell'autore, non fossero destinate a rappresentare nulla di particolare. Nella primavera del 1943 questi lavori furono esposti dalla Pierre Matisse gallery in una mostra personale che sarebbe stata l'ultima di calder in quella sede. Poco dopo l'artista cessa la collaborazione con Matisse e scelgie la Buchholz Gallery di Curt Valentin per farsi rappresentare a New York.

Negli anni 40 e 50 Calder ha una produttività artistica considerevole, inaugurata nel 1939 con la prima retrospettiva dei suoi lavori, nella George Walter Vincent Smith Gallery di Springfield, nel Massachusetts. Pocchi anni dopo, nel 1943, segue una seconda retrospettiva di notevole rilevanza, allestita dal Museum of Modern Art di New York.

Nel 1945 calder realizza una serie di opere di piccole dimensioni, che in molti casi aveva ricavato, seguendo la sua indole parsimoniosa, dai ritagli metallici scartati durnate la lavorazione di pezzi più grandi. Duchamp, che ha modo di far visita allo studio di Calder in quel periodo, rimane colpito da questi piccoli lavori e nella convinzione che sarebbe stato facile smontarli, spedirli in europa e quindi rimontarli per esporli, concepisce l'idea di allestire una personale dello scultore nella Galerie Louis Carré a Parigi. Questa importante mostra si tiene l'anno successivo, e fu per il suo catalogo che Jean-Paul Sartre scrive ilfamoso saggio sui mobiles di Calder. nel 1949 l'artista crea il mobile più grande che avesse mai fatto, Intenational Mobile, per presentarlo nella terza Mostra internazionale di scultura del Museum of Art di Filadelfia. Disegna le scene per Happy as Larry, unopera teatrale di cui Burgess Meredith era il regista, e per Nucléa, uno spettacolo di danza per la regia di Jean Vilar. nel 1950 anche la Galerie Maeght di Parigi presenta una sua mostra, e in seguito diventa il suo mercante in esclusiva per Parigi, un rapporto destinato a durare per ventisei anni, fino alla morte di Calder nel 1976. nel 1954 moriva all'improvviso Curt Valentin, il mercante che si occupava delle opere dell'artista a New York; il suo ruolo sul mercato americano dell'arte passa alla perls Gallery di New York, e anche quest'associazione prosegue fino alla morte dello scultore.

Negli anni della maturità Calder si dedica in primo luogo alle commissioni di opere di grandi dimensioni, fra le quali: .125 (1957), un mobile voluto dall'Autorità aeroportuale di New York per essere appeso nell'aeroporto di Idlewild (oggi aeroporto John F. Kennedy); La Spirale, per la sede parigina dell'UNESCO (1958); Teodelapio, per la città di Spoleto (1962); Man, per la Expo di Montreal (1967); El Sol Rojo- la più grande scultura mai realizzata da calder, alta circa m. 20,40, del 1968, collocata allàesterno dello Stadio Azteco di Città del Messico in occasione delle Olimpiadi di quell'anno; La grande vitesse, la prima opera d'arte destinata a una collocazione pubblica che sia stata finanziata dal NEA, Fondo nazionale per le arti (National Endowment for the Arts), per la città di Grand Rapids nel Michigan (1969); Flamingo (1973), uno stabile destinato alla sede di Chicago della GSA, amministrazione dei servizi generali.

Come si vede dalla vastità e varietà dei progetti intrapresi e delle commissioni ricevute, negli anni Sessanta Calder era ormai riconosciuto in tutto il mondo come artista di grande talento. nel 1964 il Guggenheim Museum di New York gli allestisce una retrospettiva; cinque anni dopo era la Fondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence a celebrarlo a sua volta con una mostra retrospettiva. Nel 1966 Calder, in collaborazione con il genero Jean Davidson, aveva pubblicato un'autobiografia che ha una vasta eco; inoltre entrambi mercanti d'arte incaricati di gestire la sua produzione , la parigina Galerie Maeght e la Perls Gallery di New York, gli dedicavano in media una esposizione all'anno. Nel 1976 lo scultore assiste all'inaugurazione di un'altra retrospettiva, intitolata Calder's Universe, nel Whitney Museum of American Art di New York. Si spegne poche settimane dopo, a settantotto anni, terminava così il percorso dell'artista più innovativo e prolifico di tutto il Novecento. Calder muore a New York nel 1976.